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La polmonite di Elsbeth

Elsbeth

4 anni



Elsbeth ha quattro anni. Primogenita di una giovane famiglia. Ha un fratellino nato da poco. La bimba ha già sofferto in passato di una polmonite e oggi, domenica 27 ottobre, il papà la porta alla Clinica di Agaro Bushi per una ricaduta. La polmonite questa volta è severa e la piccola viene visitata da Ambachew che valuta a più riprese la sua ossigenazione e la attacca prontamente al respiratore. Sono le 10.00 di mattina quando la vedo la prima volta. È ancora tra le braccia del padre. Ha i piedi e le manine gelate nonostante sia abbastanza vestita. IL respiro è rapido e affannoso e raramente tossisce. Gli occhietti grandi e tristi. Le è stato somministrato l’antibiotico per bocca. Poche ore dopo il suo stato di salute non migliora e le si somministra un secondo medicamento. Arriva la mamma e delle zie. La mamma ha portato con sé un tozzo di pane e un avocado. La piccola stacca un pezzo di pane e lo mastica avidamente, sbriciolandolo ovunque.


Nel frattempo il padre è andato al piccolo negozio e torna con un’aranciata. Elsbeth ne beve un sorso. Trema e ha freddo. La coricano sul lettino e la coprono con uno scialle sottilissimo. Comincia a piovere a dirotto. Elsbeth si addormenta, ma si lamenta spesso nel dormiveglia. Chiediamo di portarle una coperta. Il padre mi chiede dei vestiti e ritrovo ancora qualcosa (poco) negli abiti portati qui l’anno scorso in novembre 2023. Sono ora le 15. Elsbeth sta ancora molto male. Dawit, il mio traduttore, che ha seguito anche una formazione medica, suggerisce all’infermiera di somministrarle un medicamento in vena.




Entrambi siamo dell’avviso che la bambina debba essere trasferita in ospedale a Bonga, ma purtroppo l’ambulanza non è qui: le condizioni stradali e questa incessante e a tratti violentissima pioggia, impediscono la tratta almeno dalla prossima Chiri (distante da qui oltre due ore e mezza a piedi). Discutiamo come la sistemazione della strada sia l’opera prioritaria da eseguire, ma in secondo luogo quanto sarebbe importante anche avere una connessione internet stabile e forte per poter in queste circostanze far capo ai medici degli ospedali, affinché chi rimane di turno nel fine settimana possa ottenere consulenza e sostegno in simili circostante.



Al pari, poter dotare la clinica di una camera con alcuni letti stazionari permetterebbe di accudire Elsbeth e altri pazienti per più ore. È questa necessità che ho percepito anche questa mattina vedendo lasciare l’ospedale la donna che questa notte ha abortito al sesto mese di gravidanza. Piegata su se stessa, sorretta da due altre donne, rientrava al suo domicilio. Un’immagine triste che non sono stata in grado di riprendere con uno scatto perché il pensiero è andato subito a lei: che ne sarà della sua salute fisica e mentale? Tornerà in clinica per un controllo? Un’infermiera la visiterà? Le risposte alle domande sono semplicemente la constatazione di quante lacune sono ancora da colmare in questa regione affinché si possa perseguire l’obiettivo di sviluppo sostenibile “Salute e benessere”.


Scilla Donati, Membro di comitato, novembre 2024



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